Oltre il bene e il male – Radicarsi nella luce attraverso l’oscurità.

Siamo gli eroi di due mondi difronte ad un bivio evoluzionario – prediligere la tridimensionalità che oscilla tra un opposto all’altro, che giudica il lato oscuro un male da combattere, un virus da estirpare dal mondo e dalla natura umana, oppure, mettere giù le armi, arrendendosi all’inevitabilità della 4° e 5° dimensione, dove la luce è radicata consapevolmente nell’oscurità, perché la loro forza creativa risiede nell’unificazione dove s’incontrano, senza pregiudizi, nel centro; nel vuoto.

Per trovare il centro, il primo passo è lasciare la superficie della vita con le sue numerose regole, andando nella profondità dell’essere per liberare il mostro trasgressivo dalle segrete, invitandolo ufficialmente, alla nostra festa chiamata “vita”.

Inizialmente, il gemello rinnegato, valutato offensivo, irascibile e potenzialmente pericoloso, quasi quasi, ci toglie il fiato mentre cammina goffamente al nostro fianco; E noi, inesperti nella materia, lo mostriamo trepidamente al mondo accompagnati dalla forte tentazione di reprimere, giustificare, proiettare o negare il suo diritto d’essere, ma è un gesto d’irresponsabilità verso noi stessi, perché come disse Jung: “Non si diventa illuminati immaginando figure di luce, ma rendendo l’oscurità consapevole”.

Carl Jung sosteneva che niente nell’inconscio umano va rifiutato, ma semplicemente riaccordato e trasmutato, perciò l’ombra è essenziale per l’evoluzione spirituale di ogni individuo. Esplosiva e intensamente creativa, quest’energia è stata esclusa per paura. Giudicato colpevole e condannato all’ergastolo, l’ombra è bandita, imprigionata e controllata, sotto l’autorità e giurisdizione dal giudice interiore chiamato Ego. I divieti imposti dall’ego moralistico difendono il proprio ruolo di carceriere di un criminale che periodicamente fugge dal carcere, mantenendoci inconsapevoli della potenzialità creativa dell’ombra, vincolata in un’espressione unilaterale – la trasgressione priva di luce.

Questo stato incosciente fa ricordare il mito di Adamo ed Eva nella Genesi. Come metafora, il potenziale risveglio della coscienza umana è rispecchiato nel verso 3, 3-6:

Ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino, non ne dovete mangiare e non dovete toccare, altrimenti morirete. Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”.

Offrendo scelte scomode ma necessarie per evolvere consapevolmente, il Serpente astuto potrebbe raffigurare l’energia Kundalini che purifica attraverso il fuoco (l’ira di Dio e essere cacciati dal giardino). Adamo ed Eva, come ingenui bambini, rappresentano le polarità opposte inconsapevoli del proprio potere creativo, quando uniti nella totalità. Tuttavia, bisogno pur crescere, è il modo perfetto per maturare è andare contro le regole, commettendo degli errori; citando il filosofo tedesco Ernest Jüng egli disse: “Gli errori sono per la vita ciò che le ombre sono per la luce” – essenziali!

Ma era veramente un errore, oppure un’azione necessaria compiuta fuori delle regole moralistiche di “devi”, “non devi”?

Nella Genesi, la protagonista della trasgressione fu Eva (polarità femminile negativa) era lei l’iniziatrice del loro risveglio di coscienza, dato che, è la forza femminile la portatrice della nascita/rinascita. La sua trasgressione interessa anche Adamo (polarità maschile positiva) un coinvolgimento fondamentale perché solo se entrambi avessero mangiato il frutto proibito, sarebbe accaduto come disse il serpente: “Aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”.

Per essere come Dio, è probabile che il Serpente non intendesse il suo lato materiale e dualistico, quello che entrambi hanno sperimento nel mondo profano, fuori del giardino d’Eden, bensì lo straordinario compimento degli opposti uniti in totalità interiormente, una verità che nasce nel momento in cui si diventa consapevoli di poter radicare la luce attraverso l’ombra!

Sì, perché noi conosciamo un unico lato dell’ombra, quella negativa – la cosiddetta errore di Eva, è la sua trasgressione attiva e intraprendente, qualità essenzialmente maschile/positivo. Ora bisogna riconoscere il lato opposto, quello di Adamo, il consorte consenziente, il complice ricettivo che esprime qualità tipicamente femminili/negative, che sostiene la scelta della sua compagna, una prospettiva diversa della solita immagine di Adamo passivo e vittima di un inganno femminile.

Oggi non si tratta più di individuare l’ombra all’esterno, perché è ovunque, è la materia prima di cui è fatto il mondo contemporaneo, tuttavia, non è il male; senza l’oscurità non saremmo in grado di trovare la luce dentro di noi. Jung affermò che nessun albero può crescere in Paradiso a meno che, le sue radici non raggiungono l’Inferno; il proprio!

Non è sufficiente portare alla luce il lato peggiore di noi stessi per poi giustificare o proiettarla altrove con la pretesa che l’altro cambi atteggiamento così da non essere più obbligati a sperimentare il disagio creato dalle nostre stesse emozioni incontrollabili. Quando ciò avviene, invece che assumerci le nostre responsabilità, inconsapevolmente prendiamo la strada più facile cadendo nelle seguenti strategie:

L’ombra del senso di colpa e della vergogna ossia, quando non siamo più in grado di reprimere i nostri bisogni, desideri e necessità, cerchiamo di nascondere, negare, reprimere gli impulsi e desideri vietati perché siamo incapaci di mantenere l’apparenza del “bravo ragazzo/a”.

L’ombra della riservatezza e della timidezza è una forma di repressione dei nostri impulsi e desideri. C’è la paura di svelare la propria natura. Spesso la riservatezza e l’apparente timidezza celano la negazione.

L’ombra dei biasimi e dei lamentiQuando attiviamo la dinamica di sospendere il giudizio sulle nostre debolezze e criticare quelle altrui, lamentandoci, proiettiamo le nostre paure anziché assumercene la responsabilità; è più facile incolpare qualcuno che percepiamo come inferiore, ma per farlo c’è bisogno di un capro espiatorio che riflette, come uno specchio, l’ombra scomoda e rinnegata, qui l’obiettivo è trovare una persona responsabile del nostro dolore.

L’ombra della superiorità e dell’arroganzaLa superiorità: costringere l’altro a cambiare (quello che in noi è inaccettabile) è un mezzo inconsapevole per tentare di placare il dolore della non-accettazione inconscia. Convinti della nostra importanza, ci chiediamo perché dovremmo preoccuparci degli altri quando la loro presenza e i loro problemi sono irritanti e irrilevanti. Vedere l’altro come inferiore e incapace riflette un profondo senso di insicurezza e difficoltà nel gestire vecchi dolori.

Osho, il maestro spirituale fa notare un passaggio cruciale, non sempre chiaro, anche per chi persegue un percorso di crescita personale:

Se desideri evitare l’oscurità, quel giorno diventerà impossibile. E’ necessario attraversare l’oscura notte dell’anima per raggiungere l’alba. Prima viene la morte, poi la vita. Nell’ordine comune delle cose, prima viene la nascita, cui segue la vita, viceversa nel mondo interiore accade l’esatto opposto: prima viene la morte, poi la vita.

Osho – Mediatzione la prima e ultima libertà

Perciò chi percorre la via della ricerca interiore, gli è richiesto di compiere un’inversione ad U accompagnata dalla C maiuscola di Consapevolezza – diminuire il potere dell’ego, abbandonando il suo moralismo/buonismo, lasciando spazio all’ombra di sorgere consapevolmente. Senza cadere nella trappola dell’ego, con le sue svariate strategie menzionate sopra, che lo scagiona della sua responsabilità, si rimane fermi, soli e incerti nel proprio inferno che si può ridurre in una sola frase:

Se mostro la mia vera natura, chi mi amerà? Tutti i miei cari mi lasceranno, verrò abbandonato – morirò da solo!

Investiamo tanto tempo, denaro e attenzione nelle nostre aspettative e quelle altrui chiamandola vita, mentre la morte è tabù, un’esperienza inevitabile ma sgradevole, la quale molti sperano di incontrarla durante il sonno in completa incoscienza; perciò oscilliamo tra essere semi-coscienti nella vita/luce mentre cerchiamo di evitare la morte/ombra, oppure inversamente, sentiamo la pressione dell’ombra/morte che innesca una profonda paura rendendoci incapace di rimanere presenti qui e ora nella vita/luce – in ogni caso siamo in conflitto!

Molti bimbi hanno paura del buio, ma quando si accende una piccola lampada in camera, l’oscurità diventa perfino confortante e piacevolmente misteriosa. Da adulti, siamo come i bambini, ma diversamente da loro, non ce’ un genitore che accende la luce, siamo noi a farlo, accettando l’ombra e quello che porta – la paura. Abbiamo bisogno di essere coscienti del buio e della luce simultaneamente altrimenti impauriti, ci perdiamo nell’oscurità. Jung ha descritto questo stato perfettamente quando affermò: “Chi percepisce contemporaneamente la propria ombra e la propria luce vede se stesso da due lati e, in tale modo, raggiunge il centro”.

Siamo gli eroi di due mondi difronte ad un bivio evoluzionario?

A noi la scelta…

Caroline Mary Moore

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