Il lato dolente dell’amigdala – il cavallo salvaggio a briglia sciolta

*Le emozioni e la loro espressione sono un diritto umano, però a volta ci troviamo di fronte a una scomoda verità: sono state le nostre stesse emozioni e manipolazioni, alimentate dalla paura, a creare situazioni che hanno negato agli altri l’esercizio del proprio diritto di uomini!

Il funzionamento dell’amigdala nel sistema limbico merita di essere approfondito, perché questa parte del cervello umano possiede la potenzialità incredibile di funzionare come un cavallo selvaggio in una fiera domenicale!

A tutti è capitata l’amara esperienza di perdere il controllo delle emozioni. Nei nostri cuori si nascondono ferite emozionali ancora vive, che al minimo movimento improvviso (esperienze che la vita comporta) affiorano con una forte carica emotiva paragonabile alla potenza di un cavallo pazzo, provocando, il più delle volte, danni irreparabili a noi stessi e alle persone che più amiamo. Che cosa succede nella nostra mente? Come funziona questo processo di reazione emozionale anomalo che dobbiamo poi giustificare?

Il corpo amigdaloideo è implicato nella segnalazione alla corteccia di stimoli motivazionali associati a reazioni di paura e ricompensa. Ha una struttura ovoidale (etimologicamente amigdala significa mandorla) ed è coinvolto anche nei sistemi della memoria emozionale, che confronta gli stimoli ricevuti nel presente con le esperienze passate. I segnali provenienti dagli organi di senso raggiungono dapprima il talamo poi, servendosi di un circuito monosinaptico, arrivano all’amigdala; un secondo segnale è inviato dal talamo alla neocorteccia cerebrale. Ciò permette all’amigdala di cominciare a rispondere agli stimoli prima della neocorteccia. Mentre l’ippocampo “ricorda” i fatti, l’amigdala ne giudica il valore emozionale e quindi fornisce a ogni stimolo un certo livello di attenzione, lo arricchisce di connotati emotivi e, per ultimo, ne avvia l’immagazzinamento sotto forma di ricordo.

L’amigdala è quindi l’archivio della memoria emozionale che analizza l’esperienza corrente con quanto già accaduto nel passato. Quando la situazione presente e quella passata presentano un elemento chiave analogo, l’amigdala lo identifica con un’associazione, un ricordo e si attiva. Ci comanda precipitosamente di reagire a una situazione presente con un comportamento tenuto in circostanze simili, anche di molto tempo prima, con pensieri, emozioni e reazioni apprese e fissate con risposta a eventi analoghi. L’emozione grezza è scatenata prima in modo indipendente dal pensiero razionale e il risultato è un’evidentissima incapacità di valutare il significato emozionale degli eventi del qui e ora.

L’amigdala è un grilletto molto sensibile che scatta immediatamente, è come una specie di centralina programmata per inviare chiamate di emergenza ai soccorsi, reagisce trasmettendo un messaggio di allarme a tutte le parti del cervello, stimolando la secrezione degli ormoni che innescano la reazione di attacco o fuga, mobilita i centri del movimento e attiva il sistema cardiovascolare, i muscoli e l’intestino.

In quei momenti siamo come un cavallo con le briglie sciolte, la mancanza di lucidità del cervello è accresciuta anche dal fatto che molti vividi ricordi emozionali risalgono ai nostri primi anni di vita, quando non eravamo in grado di scegliere (questo vale soprattutto per gli eventi traumatici), e quindi la reazione è completamente fuori luogo: accessi di collera o paura, scatenati prima che la neocorteccia sappia che cosa sta accadendo.

Triangolo psico-drammatico

Riconoscere la qualità “precipitosa” del sistema limbico significa rivalutare emozioni spesso incoerenti che influiscono, si riflettono e pesano su alcune relazioni intime. Comunque, senza una cognizione attuale e un’analisi interiore, il modo in cui si espone in relazione con gli altri, con noi stessi e con la vita in generale, può essere solo una proiezione soggettiva (un film che si ripete) nella quale i giochi e le disfunzioni comunicazionali confermano il copione.

Il triangolo psicodrammatico o triangolo di Karpman è un modo di lettura delle dinamiche delle relazioni, dei giochi, esplicato in tre ruoli:

 
La vittima – è una persona trattata come una vittima o che vede se stessa come tale, accettando il ruolo.

Il persecutore – è la persona che impone obblighi o esercita pressioni, opprimendo la vittima.

Il salvatore – è la persona che interviene, apparentemente desiderosa di risolvere la situazione o aiutare il perdente.

 

Cambio di ruolo

Il Gioco, per completarsi, implica che almeno uno degli interlocutori cambi ruolo. Nel triangolo di Karpman il cambio di ruolo si verifica quando un giocatore, dopo che i ruoli si sono stabiliti, improvvisamente cambia il suo. Per esempio:

  • Se si mette in difensiva, la vittima può cercare vendetta diventando il persecutore, così l’aggressore originale è attaccato dalla sua stessa vittima.
  • Il salvatore, quando non è in grado intervenire, può sentirsi in colpa, e diventare quindi una vittima.
  • Il salvatore prova disperazione e frustrazione nel faticare a risolvere il problema della vittima e si sente accusato d’incapacità: la vittima originale diventa il persecutore e il salvatore finisce nel ruolo della vittima.
  • Il salvatore originale, accusando la vittima, diventa persecutore e la vittima ritorna nel suo ruolo originale.

Lo scopo (spesso inconscio) “di ogni giocatore” è quello di ottenere il soddisfacimento del loro desidero/bisogno psicologico. Individuando questo meccanismo, e quale dei tre ruoli si gioca, è utile chiedersi:

quale vantaggio ha il mio ego rimanendo sulla stazione (nel ruolo) vittima/salvatore/persecutore?

La risposta ci mostra che il vantaggio non è necessariamente tale – cioè non è detto che sia positivo – perché in qualche modo l’ego si sente placata, soddisfatta e giustificata nel giocare quel/quei ruolo/i, senza dover riconoscere la più ampia disfunzione o danno provocato nella situazione complessiva. Come tale, ogni giocatore è mosso dai propri bisogni egoistici, invece di agire in maniera responsabile e consapevole.

Lo facciamo tutti, nessuno escluso, ma la vita va oltre il moralismo del giusto e sbagliato, bene e male, la vita è… ma nella nostra scentratura, non siamo in grado di comprendere questo concetto, è troppo semplice. Ci affidiamo alla mente istruita che ama il passato, le complicazioni – l’intelletto che sa tutto, che conosce la teoria, ma non lo comprende fino in fono, perché non ama sentire il proprio dolore, accompagnarla, abbracciarla come un genitore amorevole, l’ego rifiuta di fare il genitore a se stesso, perciò non vuole sentire vibrare l’energia della verità nelle viscere, nelle cellule del corpo che vivono nel qui e ora, dove scorre la vita – nel presente.

E così l’ego perde un’opportunità preziosa, e noi, ancora una volta, rimaniamo intrappolati nel passato, nell’idea del bambino interiore, sotto l’influenza dell’amigdala con il suo ‘grilletto facile’ che crede veramente che siano le altre a ferirci, insultarci, abbandonarci, quando la verità è un’altra: ci sono due livelli di realtà in gioco simultaneamente – l’ esperienza autentica nel qui, ora, e il passato che si ripete attraverso la proiezione mentale.*

Separare l’esperienza autentica dall’illusione mentale non è facile, ma è quello che ci permette di uscire dal triangolo dell’ego e andare via dal mercato per cavalcare finalmente il nostro cavallo selvaggio nella libertà.

Caroline Mary Moore

 

*brano dal libro ” Radicarsi nel corpo – la via verso un campo energetico equilibrato” – Edizioni del Cigno

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