L’arte della ricettività – il rito di passaggio di maturità per i “risvegliati” spirituali.

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Tra gli opposti del passivo e attivo, in mezzo c’è la ricettività. E’ quell’azione di ‘non-azione’ presente e silente, inattiva, ma allerta, predisposta al “essere” piuttosto che “fare” o “avere”.

La ricettività è il perno fermo, il punto di equilibrio in mezzo nell’oscillazione tra A. gli addormentati e B. i risvegliati. E’ il passaggio di trascendenza, un’espressione definito in modo figurativo come: “La capacità di superare un determinato limite della realtà, della conoscenza”.

Oggi, più che mai, rimanere ignari davanti a tutto quello che, una volta era celato e negato, è davvero difficile. Come un’enorme bestia che si scuote violentemente, nella vana speranza di liberarsi dei parassiti che annidano e mordano la sua carne, l’essere umano desidera mutare la sua pelle ormai diventata troppa stretta e scomoda. L’umanità sta vivendo una purificazione di portata massiccia, è tutti noi, in un modo o in un altro, sentiamo la fatica nel correre dietro alla velocità in cui si sta trasformando.

Chi rimane nell’inerzia addormentato, è comunque cosciente del tempo accelerato, seduto scomodamente sulla montagna russa impazzita, rimane passiva e lamentosa ma, attaccata ai propri titoli, ruoli, territori e “averi” materiali, separati da chi sta assumendo la responsabilità per la propria vita, ossia, la categoria dei “risvegliati”, il punto B. nell’oscillazione dualistica, quella frazione di persone che hanno recuperato una parte della loro memoria, nonostante sono ancora catturate nel gioco magnetico della dualità.

I ‘risvegliati’, ormai sono tanti, e una loro caratteristica e la passione con cui combattono, sostengono, salvano e ritengono che le loro ”verità spirituali” siano migliori degli altri, creando, ancora una volta, la separazione tra chi è autentico nella spiritualità e chi non lo è, tramite una semplice presunzione soggettiva.

Abbiamo ragione tutti, nessuna ha la verità in tasca, ogni strumento (metodo o credo) di risveglio e valido – semplicemente perché ha servito il suo scopo – risvegliarci!

Attenzione a rimanere troppo attaccati allo strumento di crescita, perché come per il dolore, occorre creare spazio, un distacco, allontanandosi dai vari titoli che l’ego ama appiccicarsi addosso. Certamente possiamo rimanere fedeli al nostro sentire, ma alla fine,  il percorso rimarrà solo un mezzo per viaggiare, è una mappa, non il territorio stesso.

La passività e l’attività rientrando nel dualismo dell’ego che ama avere – sapere – fare – confrontare – separare e negare, e per di più, s’identifica con i ruoli, soffre di delusione di grandezza o di indegnità (vittimismo) anche nel caso dell’ego spirituale. Finche non siamo disposti a cedere i numerosi titoli, concetti e presa di posizione tra chi ha ragione, chi ha torto, chi è svegliato e chi non lo è, rimarremo lontani dal centro.

Nell’articolo precedente ho citato Antonio Gravina che disse: “La vera maturità sta nel tacere, sorridere, girare le spalle e cambiare strada, perché dove l’ignoranza parla, l’intelligenza tace”. Questo è un esempio perfetto del punto C., del centro, di quell’energia femminile del discepolo che si arrende davanti al Maestro, imparando l’arte del non fare, rimanendo ricettivo, silente e soprattutto – nell’umiltà di non sapere.

la trascendenza degli opposti accade con la crescita emozionale, quando il bambino interiore guarisce delle sue ferite. Nei Tarocchi di Osho, questo rito di passaggio è rappresentato dalla carta numero 10 (arcano minore) – Rinascita. Questa carta presenta un’immagine descritta da Friedrich Nietzsche nel suo libro, “Così parlò Zarathustra” un saggio che introduce i tre livelli di coscienza umana – il cammello, il leone e il bambino.

Il cammello (A.) rappresenta gli addormentati, le masse inconsapevolmente schiave del sistema. Il leone (B.) raffigura i risvegliati che si muovono contro corrente dicendo “no” alle pretese degli altri, urlando la propria verità come un leone che ruggisce con vigore, difendendo il suo territorio. E infine, (C.) il bambino/a che rappresenta la maturità emozionale o auto-guarigione, l’equilibrio tra le due realtà passivo e reattivo di A e B.

Qui il bambino/a interiore smette di piangere per le ferite del passato. Riacquistando la sovranità del sé, egli balla insieme alla vita con semplicità, spontaneità, gioia e con la meraviglia che solo i bambini sono in grado di esprimere. Limpido e pulito come uno specchio che riflette – le cose vanno, e vengono sulla superficie ,ma niente o nessuno può turbare la quiete nel centro.

Con onestà, ogni uno di noi sa in quale dei tre stadi ci troviamo. La maggioranza dell’umanità sono ancora cammelli, le minoranze sono diventati leoni, e alcuni di questi felini, sono nel processo di diventare come il bambino.

Citando direttamente del libro “ Osho Zen Tarot”: “ Qualsiasi sia lo spazio in cui ti trovi in questo momento – assonnato e depresso, oppure ruggente e ribelle – sii consapevole che, se lo permetti, si evolverà in qualcosa di nuovo. E’ tempo di crescere e cambiare”.

 

Caroline Mary Moore

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