Il dualismo Cartesiano, la separazione tra la mente e il corpo – la palla al piede dell’umanità!

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In questo periodo storico, il dualismo è all’ordine del giorno, la via di mezzo appare impercepibile, mentre tutto sembra oscillare da un estremo all’altro con il pubblico diviso in parti opposte per ogni argomento immaginabile. Dalle vaccinazioni multiple alla meditazione durante l’eclisse di agosto, non si può evitare di “sentire” una certa pressione esplosiva che spinge molti ad esprimersi con atteggiamenti estremi urlando a squarciagola “ o sei con me o contro di me!”

Chi utilizza la medicina omeopatica sa che prima di raggiungere un miglioramento, i sintomi peggiorano prima di riportare il corpo a un nuovo stato di omeostasi. L’ordine nasce dal caos, perciò questo periodo, così caotico, è una fase preparativa, come un parto, le contrazioni espandono la coscienza umana (la cervice), facendo spazio alla nascita che trasformerà il concetto dualistico della separazione in unità, ossia – al concetto universale d’olismo.

Un essere umano è parte di un tutto chiamato Universo. Egli esperimenta i suoi pensieri e i suoi sentimenti come qualche cosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione attraverso l’allargamento del nostro circolo di coscienza e di comprensione, sino a includervi tutte le creature viventi e l’intera natura, nella sua bellezza”. Albert Einstein

Come disse Einstein, l’universo segue la legge dell’Uno, una posizione teorico-metodologica olistico basato sul concetto che un qualsiasi sistema non può essere spiegato esclusivamente tramite le sue componenti separate, altrimenti non si spiegano le caratteristiche funzionali del sistema e non si coglie la “collaborazione” e l’“interrelazione” tra di essa, perciò, un sistema complessa, come per esempio, il corpo umano, va considerata un’unità-totalità più complessa della somma delle parti che la costituiscono.

Diversamente dall’umanità, la natura esprime e vive armoniosamente come una parte integrante nel Tutto senza alcuna lotta o confronto dualistico; l’uomo invece no, egli non riesce a fluire, controlla e manipola la vita creando separazioni, paragoni, giudizi, opinioni, conflitti e guerre. La materia è dualistica per natura, ma a causa della sua interpretazione erronea, l’umanità ha perso la capacità di applicare un terzo elemento fondamentale – ‘balance’ ossia, l’equilibrio tra gli opposti. Questo squilibrio ha avuto occasione di radicarsi maggiormente nella psiche umana tramite la filosofia dualistica che compare nelle opere di Platone, sviluppato poi nella filosofia moderna da Cartesio (René Descartes).

Una piccola ricerca può essere d’aiuto per chi è incerto al riguardo alla trascendenza della dualità, che è un argomento che merita di più che un semplice articolo, tuttavia, in sintesi, è un concetto teorico che considera la mente e il corpo, in particolare il cervello, separati l’uno dall’altro, un’idea ormai superata da molti punti di vista, ma che persiste nella collettività; e come una palla al piede, rallenta l’espansione della coscienza umana.

Anche la religione ha giocato un ruolo importante nella storia della dualità. Forse non siamo praticanti, ma la tradizione religiosa a cui apparteniamo è quella giudaico-cristiana. La Bibbia e il suo dualismo “cartesiano” fanno parte della nostra educazione. Tutti hanno sentito il versetto della Genesi che ricordiamo all’incirca così: “Dio creò la luce, e la luce era cosa buona”.  Qui nasce il concetto del bene, e della separazione iniziale fra due polarità: espansione e contrazione, positivo e negativo. I primi cinque capitoli della Bibbia dividono l’universo in due parti nettamente distinte: la luce e le tenebre o, meglio ancora, il bene e il male. La separazione continua fino a includere anche gli animali puri e impuri, e la razza umana, nella quale la forza femminile è stata connotata come la metà “inferiore” influenzando, fino ai nostri giorni, la nostra cultura dualistica che tuttora, anche se inconsciamente, giudica la polarità femminile male/tenebre/negativo, mentre la polarità maschile è bene/luce/positivo.

L’olismo contro il dualismo non è un’idea innovativa, “approda” in Occidente nel XVII secolo con Spinoza e la sua particolare interpretazione della Bibbia che oppone il panteismo al dualismo cartesiano. Il panteismo potrebbe sintetizzarsi in “Dio è Tutto e Tutto è Dio” (inclusi noi). Una definizione più precisa pone l’accento sul concetto che la legge naturale, l’esistenza e l’universo (la somma di tutto ciò che è e che sarà) sono permeati da un’energia astratta e non rappresentate da qualche divinità personificata, un concetto che è stato abbracciato nell’occidente solamente nel XX secolo ed è sicuramente un’idea debole nel mondo giudaico-cristiano, se si esclude, appunto Spinoza e, prima di lui, Giordano Bruno. Non è invece un’idea estranea alle filosofie-teologie indiane e orientali, specialmente nel taoismo che ha origine nel IV secolo a.C., e nelle arti marziali non contaminate dalla cultura occidentale. In fatti il Maestro Bruce Lee commentò:

La filosofia dualistica regnò per secoli in Europa, dominando lo sviluppo della scienza occidentale. Ma con l’avvento della fisica atomica, le scoperte basate su esperimenti dimostrabili finirono per negare la teoria dualistica, e da allora la tendenza del pensiero ha cominciato a risalire alla concezione monistica degli antichi taoisti.“

Purtroppo la collettività ha bisogno di una nuova “App” perché non è ancora in sintonia con le nuove scienze quantistiche. Come pone l’accento Bruce Lee, il monismo (l’essere è un tutt’uno) non è solo un concetto della spiritualità alternativa, per esempio, anche la meccanica quantistica di David Bohm vede l’universo come un ologramma in perenne movimento, che egli chiama “olomovimento”. Nondimeno, il contributo maggiore al tema olistico arriva dalla teoria del caos, da cui deriva la più recente e generale teoria della complessità. La concezione olistica del mondo trova conferma nel fatto che ogni interazione tra sistemi fisici porta a una condizione di entanglement cui segue una perdita d’ identità dei sistemi interagenti. L’universo dunque, è un unbroken whole, un tutto ininterrotto, le cui parti non hanno più un’identità, ed è forse questo il punto che l’ego, che ama separare, non accetta: perdere l’identificazione con la propria personalità.

Terance James Stannus Gray, compilò diversi libri sulla filosofia Taoista sotto lo pseudonimo Wei Wu Wei. Egli scrisse:

Recita la tua parte nella commedia, ma non identificare te stesso col tuo ruolo.

“Identificare te stesso col il tuo ruolo”, in parole semplici, significa essere governati dai propri impulsi emotivi, imprigionati nel concetto dualistico che separa la mente dal corpo. La nostra tendenza, davanti a qualsiasi disaggio, è di andare in reazione proiettando vecchie ferite inespresse e sentite nel passato sul presente, sentendole amplificate per mille!

Il corpo esiste solo nel presente, tuttavia, se osserviamo con attenzione, le nostre reazioni emotive (espresse tramite il corpo) sono un’interpretazione ristrettiva legata a qualche ricordo doloroso, se la mente fosse in sintonia (unità) con il corpo che esprime nel momento, una qualsiasi situazione di disaggio potrebbe provocare solo una lieve irritazione, invece che un’esplosione d’ira, ma la proiezione dei vecchi sentimenti negativi costringe il corpo a reagire tramite il passato, piuttosto che rispondere nel presente.

Questa non è una scelta consapevole d’espressione, ma un impulso che separa il sentire (il corpo) dalla realtà del momento.

La vita sulla terra non è sostenibile se privata della dualità, ma il punto non è eliminarla, negarla, giudicarla o non accettarla, il passaggio della liberazione della nostre stessi illusioni (l’impulso di proiettare le nostre vecchie emozioni sul presente) favorendo la crescita della coscienza nel qui e ora, è trascenderla, in altre parole, vivere nel mondo dualistico mentre siamo presenti nel corpo momento per momento, piuttosto che essere un prodotto del mondo e del nostro passato doloroso. Naturalmente è una scelta, ma per scegliere bisogna essere consapevoli di entrambi punti di vista, altrimenti che scelta è?

Jung disse : Non sono quello che mi è successo, sono quello che ho scelto di essere”. Tuttavia, “essere” chi siamo veramente non è una scelta, uno semplicemente è….ma per raggiungere questo stato di consapevolezza espansa (che sottolineo, non è uno stato superiore, la coscienza può essere più o meno sviluppata o presente, mai superiore o inferiore) bisogna piano, piano, con perseveranza, pazienza e presenza, in un percorso di crescita personale, trascendere la dualità della mente che ci costringe a reagire d’impulso tramite i suoi attaccamenti al passato, per fluire con l’esistenza stessa, in unità (olismo) con il Tutto, rispondendo ed esprimendo nell’unica realtà che esiste sulla terra, il momento di adesso; qui e ora.

 

Caroline Mary Moore

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