La Coda dalla Cometa: Il Ritorno dello Smarrimento Spirituale

Perché la solitudine, la frustrazione e il senso di smarrimento, sono ritornati in questo preciso momento del nostro cammino evolutivo come la coda di una cometa?

Grazie alle persone e situazioni negli ultimi anni che hanno spinto i nostri bottoni emozionali, abbiamo imparato come entrare in contatto con le nostre interferenze energetiche (sofferenza e dolore del passato) portandoli, uno a uno, sulla superficie del nostro essere; questa è una funzionalità della tridimensionalità.

Lo scopo ora, non è di cercare di eliminare quei “bottoni” emozionali, ma di alzare la nostra frequenza vibrazionale (5D) a tal punto da sviluppare il distacco, quello spazio interiore che rallenta la presa e la necessità di auto-difendersi, sciogliendo l’impulso di proiettare le nostre emozioni che rispecchiano una realtà vissuta maggiormente nella polarità opposta dell’amore—la paura.

Mentre lasciamo il vecchio paradigma 3D, molti di noi stanno rivivendo, ancora una volta, vecchi schemi che sembravano risolti magari anche da qualche tempo, ma come una coda di una cometa, ci ritroviamo sommersi nella densità della sua scia, dove la solitudine, la frustrazione e il senso di smarrimento sono l’ordine del giorno.

Che cosa sta succedendo?

Niente paura, tutto procede alla perfezione. Siamo arrivati al punto cruciale nel quale bisogna domandarsi: siamo disposti a rivivere i sentimenti sconvolgenti senza essere spinti a reagire, ferire o coinvolgere gli altri?

Se la risposta è No, è una questione di lavori in corso,  ma se la risposta è Sì, allora siamo pronti per compiere un passo, in cui, rimanendo con le nostre emozioni, piuttosto che proiettandoli ovunque, impariamo il vero senso delle frasi:

Stare con il proprio dolore (con l’emozione sconvolgente).

Stare nel qui è ora con quello che c’è (con l’emozione sconvolgente).

Prendiamo un momento per smantellare un mito popolare sull’ingresso nella 5a dimensione. E’ comune pensare che processi come questi, avvengano solo a chi è in grado di vivere in modo esemplare, mentre chi soffre di dubbi, e risponde in modo troppo umano (imperfetto) non è idoneo.

Il passaggio non riguarda un’idoneità basata sull’avere ma, sull’essere. Essere: onesti, umili e autentici, nel riconoscere e ammettere (soprattutto con noi stessi) dove siamo nel momento, ossia, quando scegliamo la paura sopra l’amore.

La mente umana ama complicare le cose, analizza il passato e giustifica ogni azione vissuta ed espressa, investendo energia preziosa nel dare forma a un fiume di parole (idee), pur di non rispondere a un’unica domanda: di che cosa abbiamo paura?

Il cuore invece è una dimensione di semplicità e onestà, e mentre è vero che alcune persone rare sono in grado di rimanere presenti e incrollabili davanti a qualsiasi inconveniente, perché sono integri, in connessione con il loro centro, è in allineamento con loro scopo, il viaggio dell’anima non è un percorso a ostacoli, perciò ogni uno ha i propri tempi.

Tuttavia, nel momento in qui ammettiamo, senza fronzoli e con onestà, senza giustificare il motivo perché abbiamo scelto la paura per l’ennesima volta, qualcosa cambia. Accade uno spostamento interiore, e l’impulso indebolisce dando spazio a una scelta consapevole di lasciar accadere, senza lottare, la scomodità e la vulnerabilità; in altre parole, incominciamo a rischiare per l’amore.

Sì, perché in questo caso, scegliere l’amore, non è intesa come un’immagine classica di gesti amorevoli e serenità spirituale. Respirando attraverso ogni onda emotiva, si rimane fermi, osservando l’impulso di scaraventare la paura (re-azione) verso l’esterno. Permettendo alla paura lo spazio di esistere senza interferenze, è in questo preciso momento che la compassione e l’amore verso noi stessi può finalmente sbocciare come una rosa.

Questo non è possibile da una prospettiva 3D, perché la mente inconsapevole, sceglierà sempre la paura con una spinta energetica riattiva verso l’esterno, perdendo completamente l’opportunità di integrare quello che è nostro (intesa come emozione sconvolgente).

Al contrario, da una prospettiva 5D, l’energia che nutre le nostre emozioni, esiste ancora ma, quando è innescata, l’energia rimane all’interno del nostro sistema. Non dimentichiamo che tutto quello che esiste come forma nella materia, che siamo nella 3°, 4° o 5° dimensione, è un mezzo per sperimentare i molteplici frammenti di noi stessi, in tutti gli aspetti necessari per aiutarci nel nostro processo evolutivo, per chiarire e attivare ciò che ognuno di noi ha portato in questa vita per il proprio viaggio, e in più, è un contributo vivente alla guarigione e risveglio della coscienza collettiva.

Perciò, non è pratico usare il benessere come un mezzo di misura, mentre ci evolviamo da una dimensione all’altra. L’ego ha un ruolo importante da svolgere, è lo strumento che ci permette di vivere nel mondo materiale, certamente va ridimensionato, perché gli abbiamo consegnato le chiavi del castello e il dolore che spesso sentiamo è proprio a causa di questo suo potere fuori misura.

Ricordiamo che la sofferenza accade quando viviamo in separazione ossia: la paura versus, l’amore.

La paura, con le sue tracce di dolori e sofferenze, ha uno scopo evolutivo, solo se, e quando rischiamo, rimaniamo con essa in autenticità, onestà e semplicità. Abraham Maslow, lo psicologo noto per la sua teoria sulla gerarchizzazione dei bisogni scrisse: La vita è un processo in cui si deve costantemente scegliere tra la sicurezza (per paura e per il bisogno di difendersi) e il rischio (per progredire e crescere).

Per paura, cerchiamo di manipolare i passi di apprendimento dell’anima per evitare il dolore nel futuro, che ironicamente ritorna ciclicamente, nonostante i nostri grandi sforzi e consumo energetico nel pianificare strategie e piani di difesa.

Se vogliamo disciplinare la mente, bisogna riconoscere i mezzi, o meglio, i terzi su cui essa proietta e rispecchia, e come oscilla tra i due emisferi del cervello, creando una predominanza o preferenza fra l’emisfero destro e quello sinistro. La nostra sfida è di bilanciare quell’oscillazione, altrimenti diventiamo analitici e privi di emozione oppure emotivamente incoerenti; mentre l’equilibrio tra i due emisferi fa nascere l’intelligenza emotiva.

Connettendo, in quest’ordine, con il cuore e la creatività (emisfero destro) seguito dalla coerenza mentale (emisfero sinistro), con i due emisferi in sintonia, operativi e presenti nello stesso momento, s’imbatte nello stato olistico del cervello, necessario per accogliere e trasformare qualunque interferenza energetica nel nostro sistema.

Perciò, la frequenza 5d non richiede grandiose esperienze mistiche ma, un cervello olistico e un cuore impavido pronto al rischio per l’amore, in altre parole, uno spazio di amore e rilassamento (arresa) in cui possiamo fidarsi e sentirsi sicuro nel lasciarsi andare ed entrare nella porta della luce verso la Fonte (ignoto) senza armi e difese chiedendosi: di che cosa ho paura? Ray Badbury, lo scrittore statunitense descrive questo stato come:

Vivere nel rischio significa saltare da uno strapiombo e costruirsi le ali mentre si precipita.

Rischioso direi. Senza un piano B, un salto nel vuoto è terrificante per un mente che funziona tramite uno specifico emisfero predominante, perché nella paura, lo scollegamento innesca una sorte di corto circuito, ostacolando la cognizione mentale, bloccando la capacità di ragionare con intelligenza, rendendo impossibile la capacità di: costruirsi le ali mentre si precipita!

Questa è la terza dimensione, dove la paura è libera di gironzolare creando mostri che ci inseguono, e noi, persi come Don Chisciotte con i suoi mulini a vento, corriamo sempre più lontano dalla nostra vera essenza. Scegliere la paura consapevolmente, invece, significa interrompere l’inseguimento. Cessando la corsa, si depone le armi per girare, guardando i propri mostri (noi stessi) in faccia!

Questa è la chiave per una coscienza che vibra nella quinta dimensione, passando dalla quarta; quel luogo paradossale che unisce e forgia quello che è due in uno—il pericolo (paura) nell’esporsi, rischiando il salto nel vuoto per l’amore di noi stessi, che ironicamente nasce nel momento in cui la paura fa sbocciare il coraggio nel cuore.

Questa è lo straordinario ordinarietà dell’essere umano, la sua capacità di nascere e rinascere ancora più volte dalla sua perfetta imperfezione.

 

Caroline Mary Moore

 

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Una risposta

  1. silvia scrive:

    Vivere nel rischio significa saltare da uno strapiombo e costruirsi le ali mentre si precipita, meraviglioso!!! La quintessenza del tuo post è racchiusa in questa frase. Grazie, tu come Stefania, la nostra blogger Fiamma divina, dai voce a quanto sento dentro. Grazie anche a te e speriamo bene…
    Buon prosieguo del tuo viaggio.

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