Essere o non essere “autentici”, questo è il nostro dilemma.

Il celebre monologo nella famosa tragedia di Shakespeare “Amleto” è un esempio perfetto di quello che, per molti di noi, è diventato un argomento di grande riflessione.

Essere, o non essere, questo è il dilemma: se sia nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affini e contrastandoli, porre loro fine?      (Amleto, atto terzo, scena prima)

Prima o poi, tutti ci troviamo ad avere i stessi dubbi di Amleto, perché quando non siamo autentici ci complichiamo la vita cercando di mantenere uno status quo mentre ci sentiamo in conflitto, intrappolati nei rapporti in cui la paura di essere respinti, rimanere soli o emarginati, è quello che pesa sul verdetto finale, ed a quel punto la capacità di essere o non essere “autentici”, diventa un vero e proprio dilemma di auto-tradimento.

Il tradimento è una caratteristica che conosciamo prevalentemente tramite un gesto d’infedeltà, inganno o slealtà altrui. Derivante dal latino “tradere” composto di “tra” oltre, e “dare” consegnare, il suo significato e dare, affidare, consegnare (il nemico) attribuito a un venir meno ad un obbligo, e in particolare, a quello di fedeltà, o meglio, di fiducia. Comprendere pienamente le implicazioni del tradimento, significa non solo avvertire la delusione per chi ha tradito i nostri ideali ma soprattutto riconoscere la propria capacità di auto-tradirsi, perché senza questa consapevolezza, essere autentici, rimarrà tristemente fuori della nostra portata.

Alcuni Autori, come James Hillman, il saggista, filosofo e psicoanalista Junghiano statunitense, sosteneva che conoscere il tradimento fosse un mezzo di formazione indispensabile per l’autonomia dell’individuo. Necessario per infrangere la fiducia infantile, il tradimento consente ai rapporti di sviluppare ed evolvere lasciando dietro le spalle, l’ingenuità, quella fiducia cieca del bambino/a che non dubita o diffida mai; un passaggio di maturazione che permette ad un individuo di acquistare la comprensione adulta di un eventuale tradimento oppure essere un potenziale traditore. Altri studiosi guardano cautamente questo concetto educativo, perché un tradimento intenzionale può essere considerato un inganno e come tale, non può avere un effetto positivo sulla crescita di un bambino, ma può instaurare, come esempio, l’idea che il tradimento è concesso come atteggiamento adulto.

Questo riguarda il tradimento altrui, ma per quanto riguardo all’auto-tradimento, tutti i bambini imparano molto presto di reprimere la loro vera natura nel momento in cui intuiscono che l’amore e l’accettazione dei genitori sono condizionati, offerti e tolti in conformità a come si comportano. Perciò nessun’educazione, per quanto amorevole, è in grado di prevenire l’auto-tradimento, nel momento in cui la società stessa richiede che ogni uno di noi rimane all’interno dei parametri prestabiliti considerati accettabili e funzionali; per non parlare della coscienza collettiva che funziona come una forza unificata all’interno della nostra famiglia e nella nazione di appartenenza, dove i nostri sistemi di credenze personali sono stati già plasmati prima della nascita.

Nessuno nasce per qualcun altro e nessuno esiste per realizzare gli ideali di qualcun altro. Tu sei padrone del tuo stesso amore e puoi darne quanto ne vuoi, ma non puoi pretenderlo da un’altra persona, perché nessuno è uno schiavo – Osho

Il termine “coscienza collettiva” è stato introdotto dal sociologo francese Emile Durkheim nel 1893 su cui ha scritto:

La totalità delle credenze e dei sentimenti comuni ai membri medi di una società costituisce un sistema determinato con una vita propria. Esso può essere definito la coscienza collettiva o creativo.

Questi organi pensanti coinvolgono tutto l’umanità, sono molteplici, potenti e a volte pericolosi perché letteralmente controllano le menti delle masse.

Un esempio perfetto sono le varie strutture sociali degli istituti religiosi. L’etimologia latina della parola “religione” è religio che traduce come “legare insieme” o “unire”, un concetto di fede comune che ha portato le religioni organizzate a unire quelli che abbracciano il messaggio che postulano, mentre dividono e separano i fedeli da chi pensa, sente e vive la religiosità in modo diverso.

Vivere sulla superficie della vita significa essere vulnerabile alla collettività, sperimentare una nuova dimensione della coscienza umana richiede un cambiamento globale, un salto rivoluzionario che riguarda la nostra capacità di aprirsi a una mente universale connessa con il tutto, persone responsabilmente impegnate in un percorso di crescita che sostituisce gli ideali della collettività con le verità personali, il sapere con il sentire intuitivo, mettendo le proprie risorse e talenti individuali a disposizione di tutti, senza eccezione, nella forma di cooperazione e collaborazione senza conflitto.

Molte persone deridono quest’argomento considerandolo niente più che una visione per i benevoli, i sognatori ingenui. Altri rimangono con il fiato sospeso, aspettando qualche evento cosmico che radicalmente trasformerà l’umanità in esseri pacifici. L’uomo di natura non è malvagio. Eventi tragici, come il 9/11, lo tsunami in Indonesia, il terremoto del centro Italia, per nominare solo alcuni, ha dimostrato, senza un’ombra di dubbio, il potere della compassione e la capacità di unire le nostre risorse nella cooperazione e la collaborazione di fronte a tanto dolore e sofferenza umana. Proprio come qualsiasi malattia potenzialmente letale, le tragedie possiedono il potere di innescare nell’uomo, una forza sovrumana che stimola l’individualità, allontanandolo dalle grinfie della coscienza collettiva, spingendolo verso l’interno del suo essere e un’espressione più intuitiva e autentica.

Perciò, come si prende contatto con le nostre vere nature senza dover vivere una tragedia o fare parte di un soccorso d’emergenza?

Un’immagine mentale che aiuta semplificare l’aspetto e funzionalità dei chakra, dove dimorano le nostre qualità essenziali, è un CD (immagine sotto). Collegato tramite l’epicentro, come una canna di bambù, il vuoto passa attraverso lo spazio nel mezzo di ciascun disco inseriti nei loro sette centri appropriati. Qualunque sia la scuola metafisica prescelta, tutti sono d’accordo sull’importanza di equilibrare le polarità opposte all’interno delle sette dimensioni (livelli) della coscienza umana, per trascendere la necessità inconsapevole di ricevere risposte e stimoli dall’esterno che innescano l’uso e l’espressione delle qualità essenziali d’autenticità, in favore della loro espressione che fluisce naturalmente dall’interno verso l’esterno.

Esterno del chakra del cuore: Osservando l’immagine sopra, l’energia all’esterno del cerchio rappresenta la manifestazione della vita e la dualità della materia che include anche gli ideali della collettività. In questa dimensione superficiale e moralistica, la nostra consapevolezza funziona come un occhio che reagisce alla luce – la pupilla si contrae controllando la limitata quantità di luce che entra.

Interno del chakra del cuore: Dal cerchio verde in poi, s’inizio il viaggio verso l’epicentro del cuore, dove la porta d’ingresso all’interno si apre con la consapevolezza nel “qui e ora”. Seguito dai talenti, doni e forze prediletti, ai confini del centro, tutte le qualità essenziali della sorgente sono alla nostra disposizione, qui la consapevolezza funziona come un occhio nell’oscurità – la pupilla si espande per accogliere più luce possibile; come un recipiente vuoto pronto per accogliere la luce.

Per accedere alle nostre risorse non serve una tragedia, ma essere presenti nel momento per poi attingere al pozzo interiore colmo di qualità divine della sorgente come: vitalità, chiarezza, intuizione, volontà, umiltà, bontà, rispetto, fiducia, compassione, creatività, accoglienza, riconoscimento, generosità, coraggio, indipendenza, armonia, dolcezza, libertà, perdono, gentilezza, gratitudine, leggerezza, flessibilità, sensualità, entusiasmo, sensibilità, comunione e molti ancora.

Non ce’ bisogno di analizzare la nostra infanzia per riconoscere quante delle nostre affermazioni positive e negative sono pronunciate contro la nostra vera natura; quante volte in una giornata diciamo “si” quando il corpo sta urlando “no” e viceversa?

Cercare di forzare l’autenticità semplicemente non funziona, perché si ricade nello stesso tranello. Solo essere coscienti delle emozioni nel momento in cui risalgono in superficie, ogni volta pronunciamo l’opposto di quello che sentiamo veramente, aprirà la strada verso l’autenticità. Il primo passo è ammettere che ciascuna risposta non-autentica, per motivi di comodità, rispettabilità, per paura di disturbare, o rimanere da soli, è un auto-tradimento che richiede che assumiamo la nostra responsabilità. Sentirsi costretti, vincolati, traditi, arrabbiati o in colpa sono sentimenti che ci appartengono qui, ora, nel presente, la scelta di assecondare sotto sforzo le richieste altrui, per quanto può sembrare giustificabile, è una mossa di auto-sabotaggio e auto-tradimento.

Ovviamente la vita dei sentimenti non è bianco e nero, a volta bisogna arrivare ad un compromesso, ma cedere volutamente il proprio potere senza sentirsi vittima, richiede donarsi all’altro tramite una scelta consapevole, solo cosi siamo meno disposto a sentirci intrappolati, arrabbiati e vittima della volontà altrui.

Facendo questo semplice esercizio, di esprimere con autenticità (quando è possibile) il “si” per il “si”, e il “no” per il “no” prendiamo il primo passo verso la libertà d’essere.

E’ se non è possibile?

Niente paura, respiriamo profondamente, prendiamo contatto con il corpo, confessiamo la nostra difficoltà senza reprimere, giustificare o giudicare, perché essere o non essere “autentici” è un dilemma risolvibile individuando, soprattutto, quando non lo siamo, perché nell’ammettere la verità con onestà, paradossalmente diventiamo veri!

Quest’anno dedicato all’energia del Cuore Yin ci invita a lasciare il superficie del nostro essere e andare dentro, per svuotare le nostre tazze di quello che ormai è diventato un fardello da lasciar andare. Non è facile perché siamo soli, davanti all’ignoto, con una domanda cruciale sulle labbra:

Mi ameranno ancora i miei cari mostrandomi nella mia autenticità?

Si…è un rischio, una scelta azzardata, ma solo nell’interno, nel profondo della nostra oscurità, la consapevolezza funziona come la pupilla di un occhio al buio che espande per accogliere più luce possibile; qui siamo come recipienti svuotati, pronti per ricevere la luce.

 

Caroline Mary Moore

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