L’Accettazione può Nascere quando la Speranza Muore

Il filosofo greco antico, Talete di Milèto, disse:” La speranza è il solo bene che è comune a tutti gli uomini, e anche coloro che non hanno più nulla la possiedono ancora.

Nel Vocabolario della lingua Italiano la speranza è descritta come: “la fiduciosa attesa di un bene che quanto più desiderato tanto più colora l’aspettativa di timore o paura per la sua mancata realizzazione”.

La speranza è una qualità umana che conosciamo tutti, più siamo disperati, più cadiamo nella trappola della speranza, una qualità che quando gestita dalla mente, diventa una sorta di atteggiamento ottimistico che diluisce la sofferenza per rallentare quella presa che ci togli il fiato, almeno per un po’, anche se crea aspettative e fa sognare un futuro migliore che probabilmente non si realizzerà mai, perché la verità è: non siamo in gradi di “lasciarci andare” accettando il presente totalmente per quello che è, perché la mente lo giudica insoddisfacente, pauroso, inaccettabile o non degno di essere vissuto.

Si dice: “La speranza è l’ultima a morire”, ed è proprio così davanti ad una situazione gravissima, ma cosa succede quando la speranza muore e noi rimaniamo soli con una verità che non lascia spazio al futuro?

In tal caso, l’unica scelta che rimane è stare nel presente. Non osi vivere oltre il momento perché tutte le speranze sono state strappate via, sono morte insieme alle parole di chi ha pronunciato quella sentenza. All’improvviso, il passato e il futuro scompaiano e il presente ti è sbattuto in faccia, ma lo accogli e lo vivi pienamente con tutte le tue forze, assaporando ogni emozione sconvolgente  nell’attimo sfuggente.

Chi di noi non conosce il presente? O almeno, chi vive la spiritualità è esperto nella teoria di qui e ora. Dico “teoria” perché per la maggioranza di noi è un sapere invocato, impacchettato, infiocchettato e consigliato senza una vera e propria esperienza; sono la prima ad ammettere – quello che pensavo fosse il presente, era solo una pallida versione di quello che è realmente.

Nel presente non esiste la speranza, una fiduciosa attesa, l’aspettativa di timore o paura per la sua mancata realizzazione, nel cuore esiste solo l’accettazione di ora, adesso, egli accoglie e si espande per accomodare tutto senza riserva accettando uno tsunami di sensi esplosivi, sia di luce, sia di ombra – non fa discrepanze, tutto è perfetto cosi com’è. Quando la speranza muore, si smette finalmente di lottare e si trova improvvisamente in una realtà dilatata, tutta la tua vita è contenuta in un attimo di sensi amplificati che si ripetono nuovamente con ogni battito del cuore, non c’è spazio per il passato o il futuro, le reazioni, le interpretazioni, domande o alto, tutto svanisce e l’ego tace.

E cosi fluisce un’energia immensa che solo il cuore può contenere perché si espande per accoglierla. La stessa energia che creava la paura ora è libera dalle catene della mente e ingrandita per mille. Non è sofferenza, è dolore puro e autentico. Senza attaccamenti è una forza che toglie il fiato, una verità senza i giudizi e contrazioni della mente: la morte non lo sfiora, non c’è inizio e non c’è fine, è uno spazio senza lotta in cui si sceglie di accettare anche la morte di chi amiamo perché è la volontà di qualcosa più grande di noi stessi.

Quando la speranza muore e si arrende a” lascia che sia”, ci si imbatte nel presente, ed è sconvolgente, ma è l’unica realtà in cui possiamo stare per non impazzire, ma noi siamo bambini ottusi, scegliamo giornalmente la pazzia, arrendere per scelta non è un’opzione. Credo che il dolore abbia il potere di insegnarci molto, almeno per me, ricordare la potenza di quell’esperienza mi aiuta a riconoscere quanto sono futili e inutili il 90% delle mie preoccupazioni, perché quando si assapora un piccolo bagliore di questo stato, anche solo per un attimo, il modo in cui si sperimenta la vita è cambiato per sempre.

 

Caroline Mary Moore

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